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Nov 22

L’Era digitale

Dall'analogico al digitale

Dalla linea continua alla linea di punti: espressione della differenza

La fotografia digitale ebbe il suo esordio nei laboratori dei ricercatori della Kodak intorno alla metà degli anni ’70, ma le prime apparecchiature che acquisivano l’immagine in formato digitale, e non più considerate dei prototipi, si affacciarono sul mercato verso la fine degli anni ’80.

Da quel momento la domanda che divenne una sorta di tormentone, nel mondo professionistico e non, fu: «Le fotocamere digitali sono o saranno mai in grado di produrre immagini di qualità e a basso costo? Avranno mai caratteristiche tali da poterle paragonare alle 35mm?». Ancora oggi, seppur con un avanzamento tecnologico impressionante, nessuno ha trovato una risposta definitiva valida per tutti, anche se ormai tutti, o quasi, abbiamo messo da parte le apparecchiature a pellicola per consumare con più velocità e comodità la pratica della fotografia.

In questa mia riflessione, che prende spunto dalla storia della fotografia, non intendo ripercorrere le questioni tecniche (non è il luogo che ritengo adatto), ma vorrei dare, così come nello stile che vorrei dare a tutto il sito, espressione alla mia esperienza condita sempre dall’emozione.

Il primo scatto analogico nel lontano 1980 con la mia nuovissima reflex, la Yashica FX3, mi diede un particolare fremito: alle dita, al polso, all’orecchio; la meccanica di quel corpo era entrata in contatto con me, il clack che seguiva alla pressione del pulsante di scatto, sempre un po’ riottoso ad andare giù, era come il rumore di una serratura che si apriva per far spazio e fare entrare un ricordo fatto di forme e colori …. di immagini! Ricordo che mi innamorai subito di quel rumore; diventavo consapevole del fatto che in qualche modo potevo condividere con altri il mio punto di vista, e la sensazione fu da subito piacevole.

Il primo scatto digitale mi piace ricordare non il primo in assoluto, quando la mia passione era ancora divisa tra la Canon EOS5000 (analogica) ed una Canon PowerShot S50 (digitale), ma il primo con una reflex fatto nel 2006, che mi diede emozione non certo uguale a quella avuta con la Yashica meccanica ma di pari intensità.
La prosecuzione del mio occhio in quel caso era una Canon 350D: questa volta sentii un sussurro, come uno zefìro tranquillo, una brezza fresca e leggera che apriva la custodia per conservare i colori della primavera. Avevo trovato un nuovo modo ed una nuova compagna per condividere con il mondo i miei pensieri.

Oggi non potrei più fare a meno dell’esperienza digitale, ma ogni tanto prendo sempre in mano la mia vecchia Yashica o anche la Kodak Retina IIIc di mio papà per cercare ancora quel fremito che dal dito sale su al cervello ed attraverso il cuore esplode in un caleidoscopio di ricordi.

2 comments

  1. Carolina

    “…un caleidoscopio di ricordi…” Le tue parole, così come una fotografia, giungono sino al cuore e provocano un piacevolissimo fremito… Grazie!

  2. Aletu

    Questo sguardo non mi è nuovo!!! Sei sempre stato bravissimo!

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